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Accoglienza, integrazione, sicurezza: tre parole, ma soprattutto tre elementi fondamentali nella politica migratoria di un Paese, il nostro, da anni divenuto terra d'approdo per quanti cercano un futuro migliore per sé e per la propria famiglia. Un Paese che troppo spesso dimentica i tanti italiani andati via nel secolo scorso spinti dalle medesime esigenze e che ora si prepara ad assistere al dibattito parlamentare sul nuovo decreto sicurezza emanato dal Governo Berlusconi, che introduce, tra l'altro, il reato di immigrazione clandestina, mentre il Ministro dell'Interno Maroni fa sapere che non ha nessuna intenzione di cedere circa le impronte digitali ai Rom, e l'Unione Europea vota una "direttiva rimpatrio" per gli immigrati extra europei che tante critiche ha ricevuto dai governanti di quasi tutti i Paesi del Sud America.
Di questo si è parlato questa mattina a Roma nel convegno "Migranti come noi" promosso dai parlamentari eletti all'estero del Pd. Un'occasione per riflettere sulla politica migratoria italiana, mettendola a confronto con quelle degli altri Paesi, europei e non, che loro stessi hanno vissuto in prima persona. Tutti presenti - tranne il senatore Randazzo, in Australia per un incontro di parlamentari italo-australiani, e l'onorevole Bucchino - Laura Garavini, Franco Narducci, Claudio Micheloni, Gianni Farina, Marco Fedi e Fabio Porta hanno evidenziato luci ed ombre, innovazioni profonde ed errori di fondo messi in atto dai governi stranieri nella gestione dei flussi migratori italiani. A discutere con loro, il capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro, il parlamentare europeo Gianni Pittella (Pse), il Ministro dell'Interno del Governo Ombra, Marco Minniti, il responsabile del Pd per gli italiani nel mondo, Maurizio Chiocchetti, e il responsabile del Dossier Caritas Migrantes, Franco Pittau.
Aprendo i lavori, Soro ha sottolineato come il tema immigrazione sia "centrale" per il Pd. "Questo convegno - ha aggiunto - vuole invitarci a farci riconoscere negli immigrati di oggi gli emigranti italiani nel secolo scorso". Accoglienza, integrazione e sicurezza, ha detto, sono "tre angoli diversi" da cui guardare il fenomeno nel suo complesso: la prima porta a discutere su come "rispettare la dignità di ogni persona", la seconda invita lavorare nel lungo periodo e "interroga l'idea di civiltà di ciascuno di noi", la terza impone fermezza, ma anche chiarezza, contro i proclami demagogici del Governo e contro, soprattutto, il binomio immigrazione-illegalità.
A sottolineare l'importanza della "cultura della solidarietà" è stato, invece, Franco Pittau che, nel suo breve indirizzo di saluto, ha ricordato che "legalità e ordine non devono mai essere disgiunti dall'accoglienza". E se è realistico calcolare che l'Italia avrà 10 milioni di immigrati entro i prossimi 20 anni, è anche vero che "questo fenomeno non può essere governato solo con il codice penale".
Perplesso verso l'ostilità che in tutta Europa si respira contro la mobilità delle persone, Gianni Pittella ha prima citato gli ultimi dati dell'Eurobarometro e poi richiamato la politica al dovere di "dare risposte, senza sottovalutare l'insicurezza avvertita dai cittadini". Detto questo, per Pittella le soluzioni proposte dal Governo Berlusconi oltre ad essere demagogiche "segnano la regressione morale e culturale del nostro Paese che non ha più memoria". Fondamentale, per l'europarlamentare, guardare all'Europa: "i flussi migratori e la presenza dei Rom sono questioni che meritano risposte europee", ha detto Pittella secondo cui questi sono anche temi che devono entrare nel programma politico del Pd, anche in vista delle elezioni europee dell'anno prossimo.
È toccato, quindi, agli eletti all'estero illustrare per sommi capi le linee-guida delle politiche migratorie dei Paesi che negli anni hanno accolto gli emigrati italiani. A parlare di quella tedesca è stata Laura Garavini. "In Germania risiedono poco meno di 7 milioni di immigrati, 540 mila sono gli italiani", ha esordito. Molti gli errori commessi, dovuti soprattutto al fatto che "per molto tempo la Germania non ha voluto rendersi conto di essere un Paese di immigrazione", ma nel 2005 è entrata in vigore la nuova legge sull'immigrazione sintetizzabile con lo slogan "promuovere e pretendere". Una legge che condanna con forza ogni episodio di xenofobia e che, al tempo stesso, ribadisce l'importanza del rispetto delle regole. Per ottenere un permesso di soggiorno, oggi in Germania è necessario superare un test di lingua e cultura tedesca. È il governo a promuovere e finanziare i corsi così come promuove misure che incentivino la formazione professionale e, dunque, l'occupazione, lo sviluppo razionale delle case popolari, per evitare la ghettizzazione degli immigrati, includendo anche un'adeguata rete di trasporti pubblici, servizi sanitari ed offerte educative. La scuola, ha sottolineato la deputata, "rimane un punto chiave della politica per gli immigrati". Del luglio scorso è invece il Piano Nazionale di Integrazione presentato dalla Merkel, un accordo che "si basa sulla convinzione che l'integrazione rappresenta una sfida-chiave che si può fronteggiare solo insieme" e che ha visto seduti intorno allo stesso tavolo politici, associazioni, chiesa e rappresentanti degli immigrati.
Per Claudio Micheloni, invece, i limiti che negli anni hanno pagato le politiche migratorie si devono soprattutto al fatto che, checché se ne dica, "i migranti non sono considerati soggetti politici, ma oggetti che fanno vincere le elezioni". Richiamando i proclami di Maroni, Micheloni ha ricordato: "negli anni '70 in Svizzera io ero schedato come pericoloso sovversivo perché portavo l'Unità agli stagionali nelle baracche".
"Ci sono due ipocrisie di fondo - ha aggiunto - nella nostra società e nel suo governo. La prima è dovuta al fatto che questo centrodestra combatte un'immigrazione di cui ha bisogno per la sopravvivenza dell'economia del Paese. Rabbrividisco se penso che la Lega guarda alla Svizzera come un modello da seguire, quando nel paese ci sono 300 mila lavoratori sans papier che, volendo fare una proporzione con l'Italia, qui sarebbero 1 milione e mezzo di persone". La seconda ipocrisia, per il senatore, consta nel fatto che "il problema-immigrazione permette alla società di nascondere fratture e tensioni". Detto questo, è anche vero che "parlare di solidarietà disgiunta da diritti e doveri significa solo essere buonisti. Io credo che l'integrazione non esista: l'integrazione è un modo di vivere che io attuo se la società in cui arrivo è capace di accettarmi. L'integrazione si fa col rispetto reciproco, non con le leggi".
Della fallimentare "esperienza assimilatoria" tentata dalla Francia ha parlato Gianni Farina. "Il patto "dimentica il passato in cambio della cittadinanza" - ha ricordato il deputato - l'anno scorso ha incendiato le banlieau e, badate, non è stata una rivolta islamica, era una rivolta francese!".
"Noi - ha proseguito - possiamo dire che l'emigrazione italiana ha il più delle volte vinto la sua battaglia, ma l'Italia non conosce la sua storia. È pazzesco che la Lega abbia il grosso della sua base elettorale in quel Nord Est svuotato dall'emigrazione nel secolo scorso!". Quella che l'Europa deve affrontare è, dunque, una "battaglia culturale e di civiltà" nel senso che "deve mettere in condizione i migranti di mantenere la propria cultura, nel rispetto delle leggi locali". Una battaglia che per Farina è necessariamente europea, non solo nazionale. Per questo ha proposto di prendere contatti con i parlamentari degli altri Paesi Ue per uno scambio di esperienze. "Prima di parlare di solidarietà - ha concluso - dobbiamo parlare di convivenza. Dobbiamo far capire all'Italia che dare la cittadinanza e provvedere all'inserimento degli immigrati è, prima di tutto, interesse del Paese".
Di ritorno dalla "settimana interculturale" promossa a Tunisi da "Corriere di Tunisi", Marco Fedi ha illustrato luci ed ombre delle politiche dell'Australia, un paese in cui "il multiculturalismo non ha mai confuso l'appartenenza ad un Paese, l'Australia, di cui abbracciamo lingua, cultura, tradizioni, valori e principi proprio con la "naturalizzazione", cioè con la libera scelta di diventare cittadini australiani". Tre le strade intraprese: "flussi regolati e decisi in base a stringenti interessi nazionali, controlli severissimi ai confini, accordi con i Paesi di partenza". Certo, non sono mancati episodi poco edificanti come la mancata concessione di attracco alla nave norvegese "Tampa" o situazioni al limite come quelle vissute nei centri di detenzione (così si chiamano in Australia i nostri Cpt - ndr) "con molti e documentati episodi di autolesionismo". Quanto all'Italia, il Governo per Fedi è soprattutto responsabile di aver "sostituito l'immagine alla politica". Al contrario, occorre "aprire un dibattito, fare proposte chiare per governare i flussi e applicare buone pratiche per l'integrazione", tenendo presente che "ogni volta che leghiamo il dibattito sull'immigrazione a quello sulla sicurezza, rischiamo di produrre danni incalcolabili".
Le nuove "mosse" del Governo Berlusconi sono tali da "gridare alla vergogna" per Franco Narducci che si è detto certo del fatto che sul Dl 92/2008 verrà posta la fiducia, così da annullare ogni proposta emendativa. Narducci è quindi passato ad illustrare il processo di integrazione della comunità italiana in Gran Bretagna, un Paese dal sistema assistenziale e sociale "estremamente progredito e aperto agli stranieri", tale da far sì che la "vecchia emigrazione", giunta negli anni '50, dopo aver conosciuto l'emarginazione, sia ora perfettamente integrata. Così come sono "perfettamente inserite" le seconde generazione che hanno cittadinanza britannica. Una società, quella britannica, in cui nonostante tutto "vi è una perdurante divisione in classi tanto che i nostri connazionali hanno raggiunto i "vertici politici-istituzionali" in numero assai minore di quanto avvenuto altrove". La questione centrale, per Narducci, rimane quella di "superare le diffidenze e cogliere la ricchezza" che il movimento migratorio porta con sé. "Per l'integrazione servono fondi e il Governo Berlusconi che fa? Azzera il fondo per progetti di integrazione istituito da Prodi. Pensate che in Svizzera il fondo è stato inserito nella Costituzione!". Compito del Pd, per Narducci, è quello di "sostenere politiche di integrazione", l'unica via che porta "al rispetto delle persone e della loro dignità" da attuare con "regole certe e misure concrete" mettendo a frutto l'esperienza e la storia di emigrazione del nostro Paese.
Di ritorno da Genova, dove ha visitato la mostra sull'emigrazione italiana, Fabio Porta ha accennato alle leggi emanate di recente nei Paesi del Sud America, un continente cui troppo spesso si guarda con sufficienza e che invece ha anche da insegnare. "Il Sud America - ha ricordato Porta - ha "fatto propria" l'emigrazione: nel 2004, il Mercosur a Montevideo emanò un documento in cui si definiva l'emigrazione "valore fondante" dei Paesi sudamericani".
Del 2004 la legge argentina sull'emigrazione, "aperta e rigida al tempo stesso", ha portato rilevanti risultati. "Nel 2006 l'Argentina ha regolarizzato 184 mila stranieri in due mesi; in Italia, in sei mesi, su 700 mila richieste, ne sono state evase 8 mila!". E se il Brasile si accinge ad approvare una legge che ricalca quella argentina, Porta ha voluto ricordare che tutti i Paesi sudamericani hanno duramente criticato la "direttiva rimpatrio", accusando l'Europa di "dimenticare il passato". Il deputato ha quindi concluso il suo intervento citando un passo di Vargas Llosa secondo cui "l'emigrazione di tutti i colori è iniezione di vita, è energia e cultura che i Paesi dovrebbero ricevere come una benedizione".
Nel tirare le somme di quanto emerso, Minniti ha ribadito la dimensione "europea", anzi "sovranazionale" della questione migratoria, perché "pensare che l'Italia possa fare meglio da sola è un errore", ha sottolineato l'importanza degli accordi bilaterali di cooperazione con i Paesi di partenza, così come fatto negli anni 90 con l'Albania, e ricordato che "la faccia feroce su queste questioni non funziona", perchè se "uno arriva in Libia dopo 300 chilometri di deserto, pensate che si faccia spaventare da un articolo di giornale?". Teoria dimostrata dal fatto che, nonostante i proclami del governo, "negli ultimi mesi gli sbarchi a Lampedusa sono quintuplicati rispetto all'anno scorso". Dunque "servono accordi internazionali che funzionano", servono "regole certe che creino equilibrio tra diritti e doveri" perché "per integrare occorre mescolare", servono soldi, "perchè il Governo non può fare della sicurezza la sua bandiera e tagliare 1 milione e mezzo di euro al Ministero dell'Interno". Il centrosinistra, ha assicurato, farà opposizione "severa e non propagandistica", perché, ha concluso, "sulla sicurezza si gioca con le norme, ma anche con i valori. E il Pd ce li ha". (m.cipollone\aise) |
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