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Riflettere sull’immigrazione in Italia discutendo sull’emigrazione italiana all’estero. È stata questa l’idea dell’incontro fra gli studenti dell’Università La Sapienza di Roma e i deputati eletti all’estero, Laura Garavini, Marco Fedi e Fabio Porta. Per gli studenti, iscritti al Master “Rifugiati e immigrati. Formazione, comunicazione e integrazione sociale ” attivato dal Dipartimento di sociologia e comunicazione, era un’occasione per mettere a confronto le diverse realtà migratorie all’estero e per sondare nella pratica quali sono le circostanze che spesso accompagnano l’inserimento dei connazionali fuori d’Italia.
“Una realtà, quella degli italiani all’estero, che rischia di essere fraintesa – ha detto Laura Garavini, deputata eletta nella circoscrizione Europa – se non si comprende quanto diverse sono la sue sfaccettature, dovute non solo ai diversi luoghi di accoglienza ma anche alle diverse classi sociali coinvolte, alle diverse fasi storiche dell’emigrazione e alle vicende personali dei singoli”.
Un ritratto in chiaroscuro per la Germania, dove, raccontava la Garavini, accanto a vicende di integrazione riuscita e soddisfacente, si stagliano problematiche ancora irrisolte, come le difficoltà dell’inserimento scolastico dei figli degli italiani, che generano ripercussioni nell’approccio al mondo del lavoro. “Troppi sono ancora i bambini italiani presenti nelle scuole differenziali rispetto per esempio alla presenza turca, in quantità numerica la prima comunità immigrata in Germania. L’insuccesso scolastico è la causa di una mancata qualificazione professionale che porta il tasso di disoccupazione degli italiani ad essere il doppio della media nazionale”.
Ci sono poi le difficoltà delle persone anziane che hanno rinunciato ad un progetto di vita che prevedeva un rientro in Italia nella vecchiaia, - un fallimento che provoca isolamento e talvolta degrado sociale - e, ancora, le problematiche di coloro che non hanno passato indenni la crisi economica degli anni scorsi e, nonostante abbiano perso il lavoro, non hanno la possibilità di poter percepire una pensione. “Anche se la percezione degli italiani in Germania è tendenzialmente positiva – ha concluso Garavini – e il livello di integrazione raggiunto è abbastanza buono, non segue un livello di successo sociale altrettanto soddisfacente”. Una nota negativa proviene anche dalle nuove migrazioni. “La fuga dei cervelli e le persone altamente qualificate che emigrano in Germania subiscono una scelta in qualche modo forzata e portano con sé un’immagine fortemente negativa del Paese – sottolinea Laura Garavini.
Questo senso di frustrazione e risentimento origina dinamiche contraddittorie anche nelle generazioni successive a quella che ha vissuto in prima persona l’emigrazione e “si connette con i meccanismi di costruzione dell’identità e della cittadinanza anche nei discendenti di italiani – fa infatti notare Fabio Porta, deputato eletto nell’America Latina. “Tuttavia, quello che ancora manca qui in Italia è la scarsa percezione e conoscenza delle comunità emigrate all’estero, una tappa fondamentale per lo sviluppo delle loro potenzialità, a livello culturale ma anche economico”.
Porta sottolinea infatti come vi sia una scarsa consapevolezza del ruolo che la comunità residente in Brasile – e non solo - riveste per il nostro Paese. “Il Brasile è una delle realtà emergenti dell’economia mondiale, - aggiunge Porta - la cui crescita economica nel giro dei prossimi 10 anni lo porterà a divenire la quinta o sesta nazione per ricchezza prodotta nel mondo, mentre in un lasso di tempo simile l’Italia avrà un bisogno di manodopera straniera calcolabile in 10 milioni di unità”.
Concorda sulla insufficiente percezione di ciò che sono i connazionali nel mondo Marco Fedi, deputato eletto in Australia, di contro “alla forse non così approfondita conoscenza dell’Italia da parte di questi ultimi – aggiunge – ma per lo meno basata su un’esperienza concreta e su dati oggettivi”. “Per quanto noi parlamentari cerchiamo di mettere a disposizione questo bagaglio di conoscenza e potenzialità all’interno delle istituzioni – dice Fedi – mancano gli strumenti di scambio culturale e sociale utili a questo approfondimento. Proprio per questo esperienze universitarie come la vostra sono importantissime”. Fedi rileva poi come la politica australiana del multiculturalismo abbia saputo creare il rispetto delle diversità affiancato dalla costruzione di una nuova identità, capace di far sentire “a casa” tutti i cittadini australiani, “evitando il termine tolleranza ma puntando piuttosto sull’integrazione”. Fedi ha quindi interrogato i ragazzi su quanto sia importante il mantenimento di un legame con la lingua e l’identità della terra di origine per un inserimento più agevole nei diversi contesti di appartenenza.
La professoressa Maria Immacolata Macioti, direttore del Master del Dipartimento di sociologia e comunicazione dell’Università La Sapienza, ha ribadito, al termine del confronto, come non esistano modelli collaudati per favorire l’integrazione e la difesa delle identità pur nell’apertura verso le differenze: “è un percorso in divenire, frutto di tentativi grazie ai quali si sperimentano forme di convivenza e arricchimento che possono avere anche molto successo. Il punto è – ha aggiunto – alimentare le buone prassi e farle divenire un patrimonio di conoscenza comune, evitando allarmismi o interventi emergenziali ritagliati su misura per tamponare timori a volte fuori controllo”.
Presente all’incontro anche Norberto Lombardi, presidente dell’Associazione per il Museo delle Migrazioni, che ha parlato dell’importanza della realizzazione nella pratica dell’iniziativa del Museo, “che rischia di essere vanificata dopo i tagli delle risorse ad esso destinate, dimezzate a seguito della manovra economica del governo” . “Vi è invece – ha detto Lombardi – un’estrema necessità di trasmissione dei frutti della ricerca in materia, a cui la struttura del museo potrebbe significativamente contribuire, generando anche committenze sul tema che potrebbero giovare alla qualità e alla quantità delle ricerche nel campo”. Un progetto, quello del Museo, che potrebbe inoltre contribuire ad accrescere la consapevolezza della potenzialità che le migrazioni forniscono a tutte le società coinvolte, fornendo spunti di riflessione su un modello di convivenza che valga la pena di impegnarsi insieme a costruire.
Viviana Pansa – Inform |
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