Roma, 18 mar. – “Almeno 100mila studenti italiani si trovano in questo momento all’estero, per programmi di studio o formazione. Molti sono studenti Erasmus. Altri sono iscritti a scuole e atenei in Europa o nel resto del mondo. Altri sono temporaneamente all’estero per stage o specializzazioni. Tante destinazioni diverse. Tutte accumunate, in questa fase di emergenza da coronavirus, da un dubbio. Rimanere o rientrare? Anche per rispondere a queste domande come Italia Viva abbiamo lanciato da poche ore il sito ‘Insieme contro Covid 19’ (https://insiemecontrocovid19.wixsite.com/lauragaravini)”.

“Per quanto riguarda gli Erasmus, la scelta se rientrare in Italia o rimanere all’estero può essere compiuta  senza il rischio di conseguenze economiche. Questo perché la Commissione Europea ha chiarito fin da subito che è possibile sospendere il programma di studio o lavoro all’estero appellandosi alla ‘clausola di forza maggiore’. Chi è già in Erasmus può rientrare senza che ciò costituisca interruzione della mobilità. La sovvenzione economica sarà mantenuta con un’interruzione massima di 12 mesi per ciascun ciclo di studio. In caso di annullamento, il progetto può essere posticipato assegnando al partecipante il contributo comunitario relativo alla nuova mobilità”.

“I moduli da presentare sono due: uno per la richiesta all’Agenzia nazionale dell’autorizzazione delle cause di forza maggiore e l’altro dei costi già sostenuti che non è stato possibile recuperare tramite le compagnie di viaggio, agenzie di viaggio, assicurazioni o altri soggetti delle mobilità o interrotte. La richiesta di autorizzazione della causa di forza maggiore dovrà essere inoltrata tramite Pec entro il 20 aprile 2020 per i progetti relativi alla Call del 2018 oppure entro il 29 maggio 2020, per quelli del 2019. Per la Pec ei moduli, è possibile rivolgersi al proprio ateneo. Gli studenti attualmente all’estero possono contattare la propria Università, così come la Farnesina o l’Ambasciata del paese nel quale svolgono il loro periodo di studio

“Nella scelta se rientrare o meno è opportuno verificare se siano previste coperture assicurative mediche legate al proprio programma di studi nel Paese nel quale si stanno svolgendo gli studi. Minori sono le garanzie in questo senso, più diventa consigliabile il rientro. Un discorso che diventa ancora più importante per gli studenti italiani iscritti alle università americane dove non esiste un sistema sanitario pubblico come il nostro europeo”.

“Gran parte degli atenei europei e statunitensi che stanno chiudendo hanno annunciato la volontà di attivare la didattica da remoto, permettendo di concludere il percorso accademico attraverso modalità on line. Tante università sia nel Vecchio Continente che nel Nuovo hanno assicurato sistemazioni all’interno del campus soprattutto per gli studenti internazionali provenienti da Italia, Cina e dai Paesi ad alto rischio. È possibile quindi fermarsi negli Stati Uniti ma è bene registrare la propria presenza presso le università e, soprattutto, controllare la propria copertura assicurativa medica. Se invece si cambia idea e si decide di rientrare, è possibile farlo grazie all’accordo tra l’Ambasciata italiana di Washington e Alitalia che prevede un programma ridotto di voli - solo andata - valido sino al 13 aprile. A questo proposito si suggerisce di tenere monitorato il sito di Alitalia.”

 “In generale, là dove possibile, credo che in questa fase sia meglio evitare spostamenti, viaggi, assembramenti, restando in casa e favorendo smart working e telestudio.  Mi sento molto vicina alle tante ragazze e ragazzi italiani attualmente all’estero e alle loro famiglie. E capisco bene le preoccupazioni e l’ansia, nel dovere decidere quale sia il luogo più sicuro nel quale trattenersi, perché, al di là di tutte le raccomandazioni, è opportuno valutare caso per caso”. Lo dichiara la senatrice Laura Garavini, Presidente Commissione Difesa e Vicepresidente vicaria del Gruppo Italia Viva-Psi al Senato.

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