Commento di Laura Garavini sull'integrazione pubblicato sul giornale “Europa”  
 

COLONIA PUÒ INSEGNARE MOLTO ALL'ITALIA

 
     
  Venerdì, 26 settembre 2008  
     
  di Laura Garavini

Non era solo Colonia a ribellarsi. “Oggi siamo tutti cittadini di Colonia” aveva titolato la Frankfurter Rundschau, uno dei grandi quotidiani nazionali in Germania il giorno della manifestazione contro l'ultradestra nella città renana. Il grido del sindaco democristiano di Colonia rivolto ai populisti di destra è risonato in tutta la Germania: “Lí c´è l´uscita. Non vogliamo qua il marcio branco degli eurofascisti” e la grandissima maggioranza del paese batteva le mani. È stata la più grande ribellione della società civile contro la nuova destra in Europa mai vista finora, con manager di banca, studenti e famiglie in piazza , con i taxisti e gli autisti di pullman che si rifiutavano di trasportare Borghezio ed amici, con i ristoratori e gli albergatori che chiudevano loro le porte.

Colonia può insegnare molto all'Italia. Questa ribellione pacifica, guidata da un sindaco democristiano amico della cancelliera Merkel, è anche frutto di un certo tipo di politica verso gli immigrati che ha cambiato la Germania negli ultimi anni. Non è una politica di finta tolleranza zero. È una politica dell'integrazione e del rispetto delle regole, coerente al cento per cento. Questa politica ha creato le basi per la ribellione contro gli xenofobi nella cattolicissima metropoli del Nordreno-Vestfalia. A Colonia non c'era solo un no forte all'ultradestra europea. A Colonia la Germania ha risposto ad una domanda fondamentale: siamo un paese di immigrazione? I tedeschi hanno risposto di sì. Con tutti i problemi e tutti i vantaggi.

Perché i problemi ci sono anche in Germania. Basta dare un'occhiata alle pagine di cronaca degli ultimi mesi: ragazzi stranieri che picchiano un anziano riducendolo in fin vita in una stazione della metropolitana, un giovane turco che ammazza sua sorella perché aveva una relazione ritenuta indegna, un altro turco che viene espulso perché ha violentato una 18enne. La Germania s´indegna di fronte a questi casi, ma – e questa è la grande differenza dall'Italia – il paese non reagisce in modo isterico. Reagisce invece con sobrietà ed efficienza: con condanne veloci e dure, così come chiede la legge, e con una politica dell'integrazione che tende la mano allo straniero, lo aiuta ad inserirsi cercando di prevenire situazioni sociali che creano isolamento, violenze e radicalismi. E soprattutto il paese e la maggioranza dei suoi esponenti politici rifiuta ogni tendenza ad usare episodi di cronaca per giocare la carta sporca dello xenofobismo. Il democristiano Koch nella regione Assia era uno dei pochi ad averlo osato – ed è stato punito dagli elettori qualche mese fa. In alcuni parlamenti regionali della Germania dell´Est sono presenti i neonazisti del Npd, ma vengono boicottati senza eccezione da tutti gli altri partiti.

A Colonia abbiamo visto una Germania che negli ultimi 50 anni ha imparato che alla porta accanto vive un turco, un italiano, un serbo, o da meno tempo, un polacco o un russo. Il governo Schröder ha promosso importanti programmi di integrazione che la Grande coalizione sta portando avanti. Ormai da trent'anni l'“Integrationsbeauftragter”, l'incaricato per l'integrazione, fa parte a tutti gli effetti del Governo federale. Un forte ente federale, il “Bundesamt für Migration und Flüchtlinge”, si occupa del lavoro di accoglimento di extracomunitari e rifiugiati, decidendo sulla loro causa e aiutando quelli che ricevono un permesso di soggiorno ad integrarsi. È la realtà di un paese che ha accettato l'immigrazione come parte della vita quotidiana.

Gli stranieri (circa il 10 per cento della popolazione) hanno ormai un ruolo importante nell'economia, nella cultura e anche nella politica. Sono presenti come operai alle catene di montaggio della Mercedes o della Volkswagen, ma anche come imprenditori. Oggi una impresa su nove viene messa sù da uno straniero. Solo i turchi hanno 70.000 aziende e danno lavoro a quasi mezzo milione di persone. Turchi, italiani, iraniani, africani sono insegnanti, medici, poliziotti ed anche importanti volti televisivi, che presentano telegiornali e note trasmissioni. Un turco sta per diventare capo dei Verdi, il partito di Joschka Fischer. Stoccarda e Francoforte con una quota di stranieri del 40 per cento della popolazione sono due delle città economicamente più forti della Germania. Nelle grandi città non c'è un alunno che tra i suoi compagni di scuola non abbia almeno un bambino con radici straniere. La ribellione di Colonia contro l'ultradestra, contro “i lupi travestiti da agnelli” come li ha chiamati il sindaco, è il segno che la Germania ha sposato la sua nuova identità come paese di immigrazione, come paese multiculturale ed è anche pronto a difendere tale identità.

L'Italia purtroppo si muove su ben altra strada. Gli esponenti dell'attuale maggioranza in Parlamento durante la campagna elettorale hanno puntato su una politica che semina paura ed aggressioni e dopo la loro vittoria hanno mandato soldati nelle città per calmare le anime che loro stessi avevano agitato a tavolino per il proprio tornaconto elettorale. Questo è proprio l'opposto di una seria politica migratoria. Di più: ciò che stanno facendo fa vedere che una soluzione vera non ce l'hanno. Sono senza idee e senza concetti davanti ad un'Italia che è diventata anche lei paese di immigrazione.

Alla manifestazione di Colonia hanno partecipato anche tanti di noi, italiani in Germania, ricordando che 50 anni fa, quando la generazione dei nostri padri e nonni è venuta in Germania, ci sono stati episodi di razzismo e di xenofobia anche nei loro confronti. Anche per questo siamo stati in piazza accanto alle decine di migliaia di tedeschi pacifici che hanno detto no a Borghezio ed amici. Siamo stati fieri quando il sindaco Schramma ci ha abbracciato, noi rappresentanti del PD sul palco, chiamandoci un “simbolo di un'altra Italia”. Anche questo fa vedere che differenza ci sia in questo momento fra l'Italia e la Germania. Forse in Italia, da lontano, qualcuno non ha capito bene: con i “lupi travesti da agnelli” il sindaco democristiano di Colonia intendeva non solo Borghezio e gli altri presenti a Colonia, ma in generale un certo tipo di politici. Politici che, per esempio, invocano un “maiale day” o dicono che vogliono essere padroni a casa loro.


Laura Garavini

Deputata PD residente in Germania , eletta nella circoscrizione Europa

Ritaglio stampa da "Europa"

 
 

 
 
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