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Riaprire il Consolato di Manchester

manchester-2“Sono molto ottimista sulla possibile riapertura del Consolato di Manchester. Dalla interlocuzione tenuta con il Sottosegretario Amendola, delegato alle questioni degli italiani nel mondo, dopo la mia visita nella città britannica, ho trovato una forte attenzione sulla esigenza di ripristinare lì il Consolato. Già in questi primi mesi, successivi al voto sulla Brexit, nel Regno Unito si è registrata una impennata nella richiesta di passaporti italiani da parte di connazionali di seconda e terza generazione, da tempo residenti in Gran Bretagna, o dai loro congiunti.

E´ plausibile che nei prossimi mesi si riscontri un ulteriore incremento nella richiesta di servizi consolari presso le nostre sedi diplomatiche nel Regno Unito, anche a seguito delle condizioni poste dalle autorità britanniche per il rilascio del Permesso di soggiorno permanente e della cittadinanza inglese.

Il rischio è che si arrivi a una sempre maggiore congestione delle attività amministrative del Consolato di Londra, che già oggioltre ai 280.000 iscritti all’Aire, copre le richieste di centinaia di ulteriori cittadini italiani non ancora registrati.

Il Governo e le autorità italiane sono impegnate a rispondere al meglio ai disagi dei nostri connazionali in Gran Bretagna, che già si trovano ad affrontare l’incertezza degli effetti della Brexit. E`per questo che sto sottoponendo al Ministro degli Esteri la riapertura del Consolato di Manchester. Infatti, dopo la sua chiusura nel 2010 e la successiva soppressione dello Sportello consolare nel 2014, il Consolato di Londra  è rimasto l’unico Consolato Generale presente su suolo britannico, il secondo al mondo per numero di iscritti e quello con la circoscrizione più estesa in Europa.

La riattivazione dei servizi a Manchester può segnare un significativo supporto per tutti i connazionali in Gran Bretagna, contribuendo a migliorare e ad alleggerire il lavoro della sede di Londra”. Così Laura Garavini, della Presidenza del PD alla Camera, nell’illustrare la interrogazione parlamentare, che è stata sottoscritta anche dai colleghi Berlinghieri, Fedi, Porta, Tacconi, La Marca e Farina.

 Roma, 5 aprile 2017